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Ἀρχική σελίς
Ἀρχική σελίς

OMELIA
DI SUA SANTITA’
K.K. BARTOLOMEO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI – NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
DURANTE IL CONFERIMENTO DELLA CITTADINANZA ONORARIA
DELLA GRECIA SALENTINA
Castrignano dei Greci – Castello Baronale De Gualtieris
3 Dicembre 2016

Ἐπιστροφή
Ἐπιστροφή

Eminenze, Eccellenze,
Egregio Signor Ivan Stomeo, Presidente dell’Unione dei Comuni della Grecia Salentina,
Egregio Dott. Antonio Zacheo, Sindaco di Castrignano dei Greci,
Egregio Signor Antonio Amato, noto e amato studioso della Grecia Salentina,
Illustri Sindaci,
Autorità tutte,
Fratelli e Sorelle nel Signore,

“Kalimera  is alò aderffia a tin Grecìa Salentina”
“Ivò  ìme  poddhì cherùmeno  ca  ‘steo  ittù sìmmeri, 
amèsa is tu to jèno  ca “mirizzi” a tze Greggia”
(Buongiorno  a tutti i fratelli della Grecìa Salentina - Sono molto contento di essere qui oggi in mezzo a questa gente che ”profuma” di Grecia).

Vi ringraziamo per le cortesi parole di benvenuto e per la prolusione così ricca e dettagliata sulla nostra Modestia e sulla nostra Santa Chiesa Martire di Costantinopoli, il Patriarcato Ecumenico. Abbiamo sentito una gioia immensa quando abbiamo ricevuto il cortese invito del Signor Presidente dell’Unione dei Comuni della Grecia Salentina per recarci in questa isola linguistica e culturale dei Greci del Salento, e siamo stati molto onorati della proposta di conferimento della Cittadinanza Onoraria. La abbiamo accettata con grande commozione, perché abbiamo letto in questo onore la forza di legami secolari, che il passare dei secoli e neppure la odierna globalizzazione, possono raffreddare o addirittura cancellare.  Ma anche perché questo avvenimento potrà dare nuovo lustro, nuova forza e una ancora maggiore unione a questa area dei Comuni della Grecia Salentina, con un giusto riconoscimento a questa isola linguistica greca e alle sue antichissime tradizioni storico-culturali.

Conosciamo la ricchezza dei siti religiosi, alcuni dei quali anche visiteremo, che manifestano anche in questi luoghi i legami profondi con la Madre Chiesa di Costantinopoli, con la Iconografia e col monachesimo bizantino, riscontrabile nelle cripte con i loro affreschi e le loro iscrizioni. Sappiamo della esistenza di epigrafi, di una moltitudine di codici greci, provenienti dai monasteri allora esistenti in quest’area, del Typikon dell’XI secolo e della esistenza di una Scuola poetica in lingua greca. I canti popolari tradizionali sia di carattere religioso che profano, ancora conosciuti, sono la testimonianza di una vitalità esistente in questi luoghi che deve essere tramandata anche alle generazioni future. Se il Cristianesimo Bizantino è scomparso da queste terre, sappiamo tuttavia che alcune vestigia del suo rito sono rimasti nelle tradizioni dei Canti della Settimana Santa,  “I Passiùna tù Cristù” e più particolarmente nella tradizione di erigere nelle Chiese  il Giovedì Santo i “Sepolcri”, i “Sabburchi”, vestigia dell’Epitaphios del Rito Greco.

Il giusto riconoscimento di tutela della lingua e delle tradizioni di questa area della Puglia da Parte dello Stato Italiano, sono un ulteriore segno di attenzione e di importanza che tutto questo riveste, non solo agli occhi di studiosi e specialisti, ma come un patrimonio dell’umanità, una identità da preservare e curare con amore.

La presenza greca in queste terre è stata a lungo dibattuta dagli studiosi e ancora non ha trovato soluzioni condivise, ipotizzando due momenti di immigrazione greca, una più antica, risalente alla Magna Grecia, ed una più recente, risalente all’ultimo periodo dell’Impero Romano d’Oriente, il tardo periodo Bizantino e alla conseguente Caduta di Costantinopoli nel 1453. Tuttavia sono così interessanti anche i racconti leggendari che vorrebbero la prima presenza greca, dopo la caduta della mitica Ilio, con il re cretese Idomeneo, sposo della bella Euippa, figlia di Malennio, primo re del Salento, secondo la leggenda.

Non è da escludere che il greco, essendo nell’Antico Impero Romano, la lingua colta, la lingua della filosofia e delle arti, abbia mantenuto inalterato il rispetto, nonostante il latino e le lingue che da esso sono derivate, fossero parlate dalla maggioranza delle popolazioni limitrofe. D’altra parte rinomati studiosi mondiali di questo idioma, hanno riscontrato delle analogie tra la struttura linguistica del Griko e il Greco Classico, difficilmente osservabili, se la presenza greca fosse fatta risalire solo al periodo tardo bizantino.

Dobbiamo riconoscere che la Lingua Greca, non ha avuto la diffusione della Lingua Latina e delle Lingue Neo-Latine da esso derivate, proprio per l’uso colto del Greco. Conseguenza di ciò è il fatto che la Lingua Greca sia motivo di unione fino ai nostri giorni di tante aree del Mediterraneo che ancora mantengono questa tradizione linguistica. La evoluzione dal Greco Classico al Greco Ellenistico, ancora in uso nelle Chiese Ortodosse di lingua Greca, ha prodotto importanti fenomeni di inter-culturazione, mantenendo sempre però la identità linguistica. Se il Greco non ha prodotto lingue afferenti, tuttavia ha prodotto fenomeni interessanti per gli studiosi, come la evoluzione del Greco-Bizantino e del Neo-Greco, con la variante della Lingua Pura, la Katharevousa, il Greco di Costantinopoli, della Ionia, della Cappadocia, ove ancora sussistono tracce linguistiche greche, Creta, Rodi, Alessandria d’Egitto, Cipro,  i Greci del Ponto e naturalmente i Greci di Calabria e i Greci del Salento. Alla lingua sono correlati molti aspetti della tradizione epica, leggendaria, della canzone popolare, della gastronomia, mantenutesi in un aspetto del tutto autonomo, anche quando si fondevano con altre tradizioni locali. Tradizioni mantenutesi per isolamento geografico, o per legami offerti dal Mar Mediterraneo, e/o anche per il ruolo religioso e culturale della Chiesa.

Naturalmente la immigrazione in epoca tardo-bizantina, e a seguito della caduta di Costantinopoli, ha fatto incontrare i nuovi arrivati con un substrato greco già esistente in questi luoghi. Con essi, e ancor prima con la presenza della Chiesa Ortodossa in queste terre, si è mantenuto il legame con la Chiesa Madre di Costantinopoli, la quale da sempre - se da una parte ha annunciato il Messaggio cristiano, secondo la tradizione della Chiesa d’Oriente – a tanti popoli, rispettandone lingue e tradizioni, - dall’altra parte è sempre stata custode della eredità linguistica e patristica greca delle origini. Il Patriarca Ecumenico era, anche durante il Periodo Ottomano, il capo del Millet Ortodosso,  l’Etnarca, la guida  del popolo, e anche ai nostri giorni il Patriarcato Ecumenico mantiene tutta la sua eredità bizantina, dei Romei, e custodisce la purezza della lingua Greca del Fanar. Possiamo quasi dire che, indipendentemente dalle evoluzioni geo-politiche che sono derivate dalla caduta dell’Impero Ottomano e dalla nascita degli Stati moderni, come la Grecia, la Chiesa di Costantinopoli, anche attraverso la lingua si sente Madre di tutti i popoli che parlano greco, anche se le circostanze storiche e le evoluzioni che sono conseguite, hanno reciso il legame religioso esistente.

Signor Presidente, Autorità, Figli amati,

Ecco che oggi questi antichi legami sono rinsaldati con rinnovato calore, con  gioia e letizia indicibili, perché anche le nostre Chiese si sono rincontrate grazie al memorabile incontro tra i venerabili Padri nella Fede, il Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora a Gerusalemme, sui cui passi hanno camminato e camminano con nuovo slancio anche la nostra Modestia ed il nostro Fratello a Roma, Papa Francesco. Gli intenti delle nostre Chiese sono comuni, la collaborazione ed il rispetto caratterizzano i nostri rapporti, il dialogo teologico tra le nostre Chiese avanza, affinché un giorno possiamo di nuovo ritrovarci uniti davanti alla Sua Mensa.

Il Patriarca Ecumenico oggi è cittadino di questi luoghi, è cittadino con gli altri abitanti dei Comuni che formano l’Unione dei Comuni della Grecia Salentina, si sono rinsaldati i legami con quest’area di cultura fra le più originali esistenti in Europa e ve ne è particolarmente grato e onorato.

Vi auguriamo di cuore di mantenere tutte le Vostre tradizioni, di insegnare la lingua ai bambini, i canti, i racconti popolari, perché questo bagaglio millenario non abbia a perdersi, immolato sull’altare del livellamento culturale, del tempo dei computer e della globalizzazione. La ricchezza della cultura passa anche attraverso questi momenti, e testimonia l’unità di un popolo, che unito ad altri popoli forma la Famiglia Umana, per la quale Dio in Cristo, e nato, è stato crocifisso ed è risorto per tutti noi.

Εὐχαριστῶ.  Grazie.