Ἐπιστροφή
 

LECTIO MAGISTRALIS
DI SUA SANTITA’
K.K. BARTOLOMEO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI – NUOVA ROMA
E PATRIARACA ECUMENICO
IN OCCASIONE DELLA CONSEGNA DELLA
LAUREA HONORIS CAUSA IN ARCHEOLOGIA
DELLA UNIVERSITA’ DEL SALENTO
(Lecce, Università del Salento – Aula Magna, 2 Dicembre 2016)
“Rispondere alle sfide di oggi”

Eccellenza Reverendissima Arcivescovo Metropolita di Lecce, Monsignor Domenico Umberto d’Ambrosio
Illustrissimo Magnifico Rettore, Prof. Vincenzo Zara,
Chiarissimo Prof. Francesco d’Andria,
Autorità Accademiche,
Eminenze, Eccellenze, Autorità tutte, graditissimi Ospiti,
Carissimi studenti,
Fratelli e Sorelle in Cristo,

Desideriamo esprimere il più profondo ringraziamento al Magnifico Rettore, prof. Vincenzo Zara, al prof. Francesco d’Andria, grande conoscitore e amico della Turchia e dei suoi siti archeologici, per le sue cordiali parole e a tutto il Senato Accademico per l’attenzione dimostrata alla Santa e Grande Madre Chiesa Martire di Costantinopoli, il Patriarcato Ecumenico, che secondo la tradizione e la prassi della Chiesa e le delibere sinodali dei Primi Concili Ecumenici, presiede nella carità la Sinfonia delle Sante Chiese Ortodosse locali attraverso il mondo, e alla nostra Modestia in particolare, con l’attribuzione di questa importante Laurea Honoris Causa in Archeologia,  da parte del Dipartimento dei Beni Culturali di questa rispettata Istituzione. E poiché è prassi rivolgere alcuni pensieri a codesti stimati e distinti Professori ed Ospiti, ci pregiamo di offrirVi il seguente contributo avendo come tema “Rispondere alle sfide di oggi”.

Non vi e persona che non sia a conoscenza, o sia indifferente o non toccata dalle situazioni di serie crisi economiche, sociali e politiche, che negli ultimi anni hanno investito il nostro mondo. Vi è una crisi universale che è intimamente connessa al processo di globalizzazione e delle sue conseguenze, che include l’arrendersi della cultura alla economia, il cosiddetto “fondamentalismo del mercato”, e l’aumento della povertà, la tragedia della persecuzione della migrazione, la esplosione del conservatorismo religioso e del terrorismo internazionale, come anche la crescente sfida ecologica e gli effetti del cambiamento climatico.

Di fronte a questa crisi multiforme, il Patriarcato Ecumenico ha dichiarato l’anno 2013, quale “Anno della solidarietà universale”. La nostra Enciclica Patriarcale per l’occasione ha articolato la convinzione che la attuale crisi mondiale economica e sociale esprima in ultima analisi una mancanza di solidarietà. Solidarietà con gli altri esseri umani è un presupposto basilare non solo per la coesistenza pacifica tra i popoli, ma anche per la stessa sopravvivenza dell’umanità. Siamo convinti che nessuno, né una nazione né uno stato, né una religione o una visione del mondo, né la scienza o la tecnologia e neppure un individuo o una istituzione – possono far fronte da soli ai problemi attuali. Abbiamo bisogno l’uno dell’altro: c’è bisogna di una comune consapevolezza, di una comune aspirazione, di una mobilitazione comune. Il Dialogo e la cooperazione promuovono la comprensione reciproca e la tolleranza, la accettazione e la fiducia reciproca. Essi sono sia un gesto di solidarietà sia una fonte di solidarietà.

Inoltre è nostra sincera convinzione che, nello sforzo di creare una cultura di solidarietà, il contributo della religione rimane cruciale e critica. Nei decenni recenti siamo passati attraverso una rivalutazione del ruolo della religione per l’umanità e la sfera pubblica, così come per il suo contributo alla pace e alla riconciliazione.. Ancora, la religione continua a preservare gli alti valori morali, l’eritaggio spirituale e culturale, assieme con la conoscenza e la sapienza.
Non è per caso che al giorno d’oggi parlare di una “epoca post-religiosa” è sostituito da un discorso su un “periodo post-secolare”, dove le religioni reclamano – e giocano – un ruolo pubblico definito nel mondo.  Per Sua Eminenza il Cardinal Walter Kasper, è una verità comunemente accettata che “ogni società ha bisogno di istituzioni di trascendenza” che rappresentano pubblicamente la “dimensione del divino”. Il moderno sforzo di fondare una società su principi ateistici o indifferenti alla religione, è fallito.

Purtroppo, la attuale esplosione del fondamentalismo religioso ed i terribili atti di violenza apparentemente in nome di Dio e della religione forniscono ai moderni negatori della fede religiosa argomenti più convincenti  contro la religione, sostenendo la identificazione della religione con la turpitudine e l’oscurantismo.

Abbiamo bisogno di una religione che non tradisce la terra per amore del cielo, il presente per amore del futuro. Una religione genuina non esime gli esseri umani dalla loro responsabilità nel mondo e per il mondo.  Al contrario, aumenta il loro impegno alla responsabilità e all’azione mentre estendono la loro testimonianza per la libertà, la giustizia e la pace.

Il nostro amato fratello a Roma, Papa Francesco, nella sua Enciclica “Laudato si” , allo stesso tempo ci ricorda : “La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare. Il Creatore non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto di amore, non si pente di averci creato. L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune.”

La Chiesa Ortodossa è alle volte accusata di trascurare il mondo per amore della spiritualità, di essere centrata sul culto e la liturgia, mentre sarebbe indifferente ai problemi sociali, di guardare al Regno di Dio che viene nel futuro, ma di ignorare le sfide pressanti del presente.

Il Santo e Grande Concilio della Chiesa Ortodossa, tenutosi nel Giugno 2016 a Creta, ha dimostrato che è proprio vero il contrario . Esso ha affrontato le principali sfide contemporanee, menzionando la secolarizzazione, lo scientismo, l’individualismo, la crisi ecologica, la globalizzazione, la violazione dei diritti umani, la fame, la violenza, la ingiustizia, i conflitti militari, i fondamentalismi religiosi, la crisi dei rifugiati e dei migranti e altre.

L’atteggiamento della Chiesa Ortodossa verso il mondo moderno non è né negativo, né sulla difensiva. Non rifiutiamo la modernità come una minaccia per la nostra identità o il progresso. Non identifichiamo la cultura moderna con le sue debolezze e carenze; noi distinguiamo l’autonomia dall’autonomismo, la protezione dei diritti individuali dall’individualismo. Allo stesso tempo chiediamo ai rappresentanti della modernità di evitare di identificare l’Ortodossia con l’anti-modernismo, con il conservatorismo, il tradizionalismo o anche l’etnocentrismo, con il rifiuto della libertà individuale e la incapacità di accettare la secolarizzazione  e di aiutare lo stato laico. Tuttavia, per i Credenti Ortodossi, la fede rimane la condizione principale per un corretto approccio alla realtà terrena. La Chiesa riempie la storia di significato, trasformando il mondo intero e indirizzandolo verso la sua finale destinazione escatologica.

Questo spirito è espresso correttamente nei documenti del Santo e Grande Concilio della Chiesa Ortodossa. Vi presentiamo dunque, con brevi commenti, tre passaggi rappresentativi dell’Enciclica di questo Concilio, relativi alle principali sfide per la umanità di oggi: a) globalizzazione, b) violazione dei diritti umani e, c) fondamentalismo religioso:

a)Iniziamo col testo sulla globalizzazione:
“L'ideologia contemporanea della globalizzazione, che viene imposta impercettibilmente e rapidamente si espande, sta già provocando forti instabilità per l'economia e per la società su scala mondiale. La sua imposizione ha creato nuove forme di sfruttamento sistematico e di ingiustizia sociale, ha previsto la progressiva neutralizzazione degli ostacoli delle tradizioni nazionali, religiose, ideologiche che vi si oppongono e altri e ha già portato ad un indebolimento o a una completa inversione delle acquisizioni sociali, con il pretesto ovviamente del presunto necessario riaggiustamento dell'economia globale, ampliando così il divario tra ricchi e poveri, minando la coesione sociale dei popoli e alimentando nuovi incendi di tensioni globali… La Chiesa si oppone alla provocatoria minaccia per l'uomo contemporaneo e per le tradizioni culturali dei popoli che comporta la globalizzazione e anche il principio della "legge propria dell'economia" o dell’ "economicismo", cioè l'autonomizzazione dell'economia dai bisogni essenziali dell' uomo e la sua trasformazione in un fine a sé,  propone pertanto un'economia sostenibile fondata sui principi del Vangelo. Così, avendo come bussola le parole del Signore, "non di solo pane vivrà l’uomo" (Lc 4,4), la Chiesa non collega il progresso dell'umanità soltanto con un aumento del tenore di vita o con lo sviluppo economico a scapito dei valori spirituali.” (cap. 15)

Figli amati nel Signore,
La Chiesa Ortodossa sostiene un'economia che serve l'umanità e le sue esigenze esistenziali. Siamo convinti che una società globale, orientata esclusivamente sull’economicismo e sul consumismo, non può sopravvivere.  È' in questo contesto che la Chiesa Ortodossa pratica anche la solidarietà con la creazione. Come una "chiesa verde", il Patriarcato Ecumenica è un protagonista della consapevolezza ecologica!

b)Un secondo testo della Enciclica riguarda la questione dei diritti umani: Ecco un capitolo dell' Enciclica di Creta :
“I diritti umani si trovano oggi al centro del dibattito politico in risposta alle crisi e sconvolgimenti sociali e politici contemporanei e al fine di proteggere la libertà dell'individuo. L'approccio ai diritti umani da parte della Chiesa Ortodossa si concentra sul pericolo di perdita dei diritti individuali, sull’individualismo e su una cultura dei "diritti". Una perversione di questo tipo funziona a scapito del contenuto sociale della libertà e conduce alla trasformazione arbitraria dei diritti in rivendicazioni  edonistiche, e alla riduzione dell'identificazione precaria della libertà con la licenza dell’individuo ad un "valore universale" che mina le fondamenta dei valori sociali, della famiglia, della religione, della nazione e minaccia i valori etici fondamentali”. (cap. 16)

A nostro avviso, la tutela dei diritti umani è profondamente e intimamente connessa all'approccio delle religioni. Infatti, nella nostra epoca, la critica più dura contro i diritti individuali ha origine in religioni non Cristiane. Noi crediamo che un contributo cruciale della Chiesa Ortodossa sulla questione dei diritti umani è proprio il sostegno del loro contenuto sociale e la critica della loro riduzione individualistica. In effetti, l'essenza sociale della libertà è fedelmente conservato nel Cristianesimo Orientale. Infatti noi sottolineiamo le radici cristiane dei moderni diritti umani, ma non consideriamo l'etica dei diritti umani come l'ethos finale o supremo. I diritti umani non possono mai raggiungere la profondità dell'amore cristiano. Come scrive al proposito l’Arcivescovo di Albania Anastastios:

"Il pensiero Cristiano e l'esperienza Cristiana della vita insistono sul diritto umano di sacrificare realmente anche i propri" diritti "per l’amore del bene. Questo non è imposto a nessuno, ma è scelto liberamente. L'amore è una scelta attiva che si irradia al di là dello stretto quadro delle costruzioni giuridiche; a differenza della Legge Mosaica o qualunque altra forma di legge umana, l'amore concede la libertà. “L'amore è il compimento della legge” (Rm. 13,10). "
Purtroppo, alcuni studiosi ortodossi considerano ogni discorso sui diritti umani come "importati" o "stranieri" per la tradizione Ortodossa. Tuttavia, siamo convinti che le tensioni esistenti tra Ortodossia ed i moderni diritti umani non sono radicate principalmente in valori di principio, ma piuttosto in contesti storici. In questo senso, sia la comunità ecclesiale , sia il movimento dei diritti umani lottano per la tutela della dignità umana.

c)Il nostro testo finale, preso dalla Enciclica del Santo e Grande Concilio si riferisce al grandissimo problema causato dal fondamentalismo religioso:

“Stiamo vivendo oggi un aumento della violenza in nome di Dio. Le esplosioni del fondamentalismo in seno alle religioni,  rischiano di condurre al prevalere della visione che il fondamentalismo appartiene all'essenza del fenomeno della religione. La verità, tuttavia, è che il fondamentalismo, come "zelo ma non secondo una retta conoscenza” (Rom. 10,2), costituisce una espressione di religiosità morbosa. Il vero cristiano, sull'esempio del Signore crocifisso, si sacrifica e non sacrifica, e per questo motivo è il giudice più severo del fondamentalismo di qualsiasi provenienza. Il dialogo interreligioso serio contribuisce allo sviluppo della fiducia reciproca, alla promozione della pace e della riconciliazione. La Chiesa si sforza di rendere più tangibilmente    "la pace dall'alto" τήν ἄνωθεν εἰρήνην, sulla terra. La vera pace non si ottiene con la forza delle armi, ma solo attraverso l'amore che "non cerca il proprio interesse" (1 Cor. 13,5). L’olio della fede deve essere utilizzato per lenire e guarire le antiche ferite degli altri e non per riaccendere nuovi focolai di odio.” (cap. 17)

E’ un dato di fatto pertanto, che la religione può umanizzare un popolo sostenendo lo sforzo per la libertà, la pace e la giustizia. Tuttavia, può anche disumanizzare un popolo coltivando fanatismo e favorendo il fondamentalismo. Così il dilemma essenziale dell'umanità non è se adottare o meno una religione, ma piuttosto che tipo di religione dovrebbe abbracciare. Abbiamo bisogno di una religione che possa contribuire alla tutela della libertà umana, al dialogo con la cultura e ai principi di coesistenza, di solidarietà e di riconciliazione. Abbiamo bisogno di una religione che possa guidare un popolo alla profondità della verità, ad un cambiamento di mentalità, e ad una autenticità di vita. Come ci è stato insegnato: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”(Gv. 8,32). " Γνώσεσθε τήν ἀλήθειαν καί ἡ ἀλήθεια  ἐλευθερώσει ὑμᾶς". 

Ancora Papa Francesco sottolinea anche nella sua Enciclica citata: “Il bene comune presuppone il rispetto della persona umana in quanto tale, con diritti fondamentali e inalienabili ordinati al suo sviluppo integrale. Esige anche i dispositivi di benessere e sicurezza sociale e lo sviluppo dei diversi gruppi intermedi, applicando il principio di sussidiarietà. Tra questi risalta specialmente la famiglia, come cellula primaria della società. Infine, il bene comune richiede la pace sociale, vale a dire la stabilità e la sicurezza di un determinato ordine, che non si realizza senza un’attenzione particolare alla giustizia distributiva, la cui violazione genera sempre violenza.” (Laudato Si, cap. 156).

Amati Fratelli e Sorelle in Cristo,

Un essere umano non è solo un cittadino del mondo, ma anche un cittadino del cielo, pieno di nostalgia per la vita eterna. La tradizione Ortodossa definisce l'uomo come "essere vivente chiamato alla divinizzazione" (ζῶον θεούμενον) , attribuendo la massima dignità e la libertà divina nella comunità della Chiesa, la quale, a sua volta, è chiamata ad "una comunione di divinizzazione" (Κοινωνία θεώσεως) . Ed in questa comunione, la mente e il cuore, la fede e la conoscenza, la libertà e l'amore, l’individuo e la società, l'umanità e tutta la creazione sono riconciliati. Il nostro Dio è "con noi", "Emmanuel" (Mt.  1,23).

Questo è il motivo per cui il concetto Ortodosso di uomo e di donna, allo stesso tempo resiste alla moderna glorificazione dell’individualismo e all'oppressione dell'umanità da parte di società totalitarie, come pure e all'indebolimento della libertà umana in strutture finanziarie e tecnologiche globalizzate.

L’Ortodossia è chiamata a servire come una sfida profetica, per fornire un modello alternativo di vita, per proporre una libertà "condivisa" o "comune" all'interno di un mondo globalizzato, che dota senza dubbio l'umanità di doni preziosi, ma allo stesso tempo spinge le persone alla autosufficienza e all'egocentrismo, ignorando gli altri che condividono le stesse risorse e lo stesso mondo.

Qualunque cosa la Chiesa faccia, qualunque cosa la Chiesa dica, lo fa per la gloria di Dio in quanto divinità e per la tutela della dignità umana. Essa può anche scegliere di mantenere il silenzio per le stesse ragioni. Tuttavia, è impossibile per la Chiesa chiudere gli occhi di fronte al male, essere indifferente al grido dei poveri e degli oppressi, mantenere la calma di fronte alla distruzione ambientale. La fede della Chiesa afferma e fa avanzare la lotta contro tutte le forze della disumanità.

Noi consideriamo l'attuale crisi multiforme come un'opportunità per la costruzione di ponti e per praticare la solidarietà. Il nostro è un tempo di dialogo e di azione comune, di apertura e di fiducia, di coraggio nell’assumersi responsabilità e nell’impegnarsi in  una attendibilità trasparente. Il nostro futuro è comune; e la via per questo futuro è un viaggio comune per noi tutti. Eppure, la nostra forza rimane sempre spirituale. È la potenza della sacra tradizione Ortodossa, una fonte inesauribile di verità cruciali per gli esseri umani e il mondo, per la nostra relazione con Dio, con  noi stessi, con gli altri e con la creazione, per la pace e la riconciliazione, per il senso della vita e il destino finale di tutti. Noi viviamo nella certezza che il futuro non appartiene all’"avere" e alla "pleonexia", la cupidigia,  ma all’"essere" e al "condividere", non all'individualismo e all'egoismo, ma alla comunione e all’amore. "Dio è amore" e chi fa esperienza ed esprime questo amore è in Dio e Dio è in lui. (1 Gv. 4,16)

Grazie per la Vostra presenza e la Vostra attenzione.