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Ἀρχική σελίς
Ἀρχική σελίς

OMELIA
DI SUA SANTITA’
K.K. BARTOLOMEO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI – NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
DURANTE LA VISITA
AL MONASTERO DELLE BENEDETTINE
(Lecce, 2 Dicembre 2016)

Ἐπιστροφή
Ἐπιστροφή

Eccellenza Reverendissima Arcivescovo Metropolita di Lecce, Monsignor Domenico Umberto d’Ambrosio,
Reverendissima Madre Abadessa Benedetta Grasso,
Eminenze, Eccellenze,
Fratelli e Sorelle in Cristo,

E’ un onore tutto particolare per il Patriarca Ecumenico visitare questo importante e conosciuto Monastero di San Giovanni Evangelista a Lecce, luogo di ardente preghiera, dove è custodito il tesoro dell’antico canto gregoriano, luogo di lode e silenzio, ma anche di azione, lavoro e studio, secondo la tradizione del monachesimo benedettino.

Vi ringraziamo Reverenda Madre per le Vostre parole e per la Vostra Ospitalità, grati al Signore di conoscere da vicino questa realtà così ben articolata e tra le altre cose, così dedita al dialogo ecumenico e anche inter-religioso.

Pochi sanno che anche il Patriarca Ecumenico è l’Igumeno del Monastero di San Giorgio, al Fanar, la nostra Sede a Costantinopoli, e questo fa sì che l’incontro dei monaci, dediti alla ascesi e alla preghiera, sia sempre testimone del grande amore del monaco per il proprio fratello, in cui vede la Icona di Cristo, e l’amore per la ascesi personale di cammino verso Dio, nella solitudine e nella vita comunitaria con i fratelli o le sorelle, ossia nella vita cenobitica.

La etimologia della parola “monaco” deriva dal greco, μοναχός, e significa “solo”, ma essa non vuole esprimere solo lo stato in cui uno si trova, ma soprattutto la volontà di rinunciare alla molteplicità delle cose, per dedicarsi solamente alla fede che lo porta verso la unità divina. I primi tre secoli del Cristianesimo non conoscevano la istituzione del monachesimo, tuttavia è riconosciuta la presenza di asceti e vergini che, alla pratica del celibato univano una vita austera e una assiduità nella preghiera, rispetto al resto dei fedeli.

Dopo l’Editto di Milano nel IV secolo e la libertà della Religione Cristiana, il “battesimo del sangue” dei martiri diviene il “battesimo dell’ascesi” dei monaci. San Atanasio infatti, nella sua Vita di San Antonio, descrive questo padre del monachesimo come il primo che è giunto alla santità senza gustare il martirio.

La relativa decadenza dei costumi, ha portato alcuni, durante il III e IV secolo, a voler trovare un “modus vivendi” più profondo, per fortificare il proprio legame con Dio. Così molti si sono rifugiati in luoghi inospitali, nei deserti, non per voler uscire dalla Chiesa o per una forma di purificazione personale, ma una vera azione di unione con Dio, dentro la Chiesa: San Giovanni Crisostomo dichiarava infatti che “i monaci sono necessari perché il mondo non è cristiano. Lo si converta e il bisogno della separazione monastica sparirà”. Il famoso teologo P. Giorgio Florovskij sottolineava infatti che: “Troppo spesso si dimentica il carattere provvisorio del monachesimo”.

L’arido deserto diviene quindi il luogo dei giganti dello Spirito, tutto illuminato dalla loro luce, con i nomi di Antonio (250-350) e Pacomio (252-346) che insegnavano il vivere assoluto del Vangelo, la rivolta radicale contro il male. Ma il monachesimo se da una parte abbandona il mondo, dall’altra lo benedice con la preghiera dal deserto. Nei Detti dei Padri del Deserto, gli Apophtegmi, Abba Arsenio consiglia: “Prendi la fuga dal mondo, mantieni il silenzio e conservati nella pace dell’anima, queste tre cose ti libereranno dal peccato”. “Tre cose convengono ai monaci, - diceva Abba Andrea -, lasciare la patria, vivere in povertà ed in silenzio, esercitare la pazienza”.

Con Pacomio nel sud dell’Egitto, inizierà anche la prima forma di cenobio, in cui la figura del Protos, diverrà anche modello della paternità o maternità spirituale. Ma come il fondatore del cenobitismo del monachesimo Occidentale sarà San Benedetto, così nella Chiesa Orientale San Basilio costituirà il vero cenobitismo. Con San Basilio il monaco è della Chiesa, vive nella Chiesa e per la Chiesa, sotto la guida del vescovo locale, e il suo compito è anche quello di aiutare i fratelli nel bisogno, oltre alla preghiera, alla lettura delle Sacre Scritture, alla cultura monastica e al lavoro per i bisogni del monastero.

Il monachesimo sarà annoverato tra i sacramenti – misteri - della Chiesa e considerato una delle forme essenziali di perfezione e testimonianza cristiana. Così il monachesimo con i voti di povertà, castità e obbedienza diviene “vita angelica” proiettata nel Regno di Dio.

San Benedetto, con la sua Regola, con il “Ora et Labora”, è considerato il padre del monachesimo occidentale, in sintonia col sentire del monachesimo Orientale di San Basilio, che invece non ha lasciato una sua Regola. Un miriade di Santi monaci in Oriente ed in Occidente hanno scalato e scalano le vette dell’ascesi cristiana, testimoniando la possibile santificazione della umanità che è l’oggetto dell’amore e della azione del Padre celeste. Essere monaci significa scegliere di testimoniare la Morte e la Resurrezione di Cristo.

Eccellenza, Reverenda Madre, amate Sorelle, Figli amati nel Signore,

Vediamo la realizzazione di tutto questo oggi, qui tra di voi, nei vostri volti lieti e pieni di gioia che proviene dallo Spirito Santo. Assaporiamo il desiderio di unità, per la quale in questo Monastero si prega e si lavora, per il Dialogo con tutti. Ma vediamo anche il lavoro che questo Monastero produce, non scordando la preziosa opera del lavoro artigianale con la lavorazione tipica della pasta di mandorle.

Ogni monastero è un luogo di preghiera, è una oasi di accoglienza per coloro che troppe volte, stanchi dalle fatiche del mondo e del peccato, hanno bisogno della quiete monastica, della tranquillità dei monaci per incontrare la autenticità dell’amore Cristiano nella vera libertà. Il monaco infatti con l’obbedienza cura l’ambizione, con la castità cura la passione della sensualità e con la povertà la passione della avarizia. Quando questi tre valori non funzionano, significa che non vi è obbedienza al Padre o alla Madre Spirituale. La Madre di Dio, quale Guida dei monaci, rappresentata anche da questa splendida Icona, li guida con la sua vita nella castità e nel divino amore, nella obbedienza, nella rinuncia, nella estraneità, nella interiorità, nella vita appartata e nel silenzio.

Così questa sera, con la preghiera di colei che ci è Madre, e che è Madre di Dio, la Theotokos, camminiamo nel nostro incontro. Nei monaci non vi è divisione, ma solo condivisione e amore reciproco. Questo grande amore che Voi testimoniate anche per la nostra Chiesa questa sera, per il Patriarcato Ecumenico, per il suo Vescovo e per tutta la Chiesa Ortodossa, è anche l’amore che noi tutti abbiamo nel nostro cuore per voi. Che Dio, per intercessione della Madre di Dio e di San Benedetto vi benedica tutti. Grazie della Vostra Ospitalità.