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Ἀρχική σελίς
Ἀρχική σελίς

Message of His All Holiness, the Ecumenical Patriarch Bartholomew, on the Day of the Protection of the Environment in Italian(01/09/2011).

Ἐπιστροφή
Ἐπιστροφή

Prot. No. 758


+ B A R T O L O M E O


PER GRAZIA DI DIO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI – NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
A TUTTO IL PLEROMA DELLA CHIESA SIA GRAZIA E PACE
DALL’ARTEFICE  DI TUTTO IL CREATO
IL SIGNORE E DIO E SALVATORE NOSTRO GESU’ CRISTO

***

Figli amati nel Signore,

La Grazia di Dio, ci concede oggi di rincominciare ancora una volta un anno ecclesiastico, ancora una volta  un ciclo delle feste, un tempo benedetto, al quale siamo chiamati ad intraprendere una lotta spirituale per meglio valorizzare la possibilità dataci di diventare “a somiglianza” di Dio,  per esser anche noi definiti Suoi santi.
Tuttavia questo stesso giorno, il Primo Settembre, il primo del nuovo anno ecclesiastico, è dedicato, per iniziativa del Patriarcato Ecumenico,  alla preghiera per l’ambiente naturale.  La decisione di questa iniziativa sembra non avere alcuna relazione col significato sopra esposto del giorno presente, mentre la lotta spirituale provoca un buon miglioramento dell’essere umano, contribuisce anche al miglioramento delle sue relazioni coll’ambiente  e a coltivare la sensibilità dell’uomo per la protezione e la salvaguardia di questo.
Glorifichiamo dunque oggi il santo nome di Dio, perché ha donato alla umanità, mantiene e preserva la natura, come l’ambiente più adatto per una crescita sana in esso del corpo e dello spirito dell’uomo. Allo stesso tempo non possiamo tuttavia sottacere al fatto che l’uomo non onora come si deve questo dono di Dio e distrugge l’ambiente per la cupidigia  ed altre mire egoistiche.
Il nostro ambiente è composto, come si sa, da terre, acque, sole, aria, ma anche da fauna e flora. L’uomo può sfruttare  la natura per il proprio bisogno, tuttavia fino ad un certo punto, per assicurarsi un  continuo profitto,  cioè la possibilità di  una riproduzione  delle risorse energetiche consumate , ma anche di forme viventi, irrazionali.
Viceversa, lo sfruttamento  ben ponderato della natura rappresenta anche un comandamento di Dio all’uomo, prima e dopo la sua caduta. La trasgressione tuttavia di questo confine, che purtroppo costituisce un fenomeno degli ultimi due secoli nella storia del genere umano, distrugge  l’armonia della composizione fisica dell’ambiente e porta alla saturazione ed alla morte della creazione, ma anche dello stesso uomo, il quale non può sopravvivere dentro ecosistemi venuti meno ad un punto di non ritorno.
Risultato di questo fenomeno è lo sviluppo e la diffusione di malattie provocate, per umana responsabilità, dall’inquinamento dei beni alimentari.
Ai nostri giorni giustamente è sottolineato il grande significato delle foreste ed in genere della flora, per un continuo profitto  dell’ecosistema  terrestre, come anche  la assicurazione delle fonti acquifere, ma non si può sottovalutare anche  la grande importanza degli animali nella loro giusta funzione. Gli animali fin dal principio furono amici dell’uomo e i collaboratori delle necessità umane, in quanto gli  hanno fornito e forniscono nutrimento, indumento, attività di trasporto, ma anche protezione e compagnia. Assai strette sono le relazioni dell’uomo con gli animali come è dimostrato dal fatto che essi sono stati creati nello stesso giorno con lui (Gen. 1,24-31)  o anche dal comandamento dato da Dio a Noé , affinché ne salvasse una copia di ogni genere dal cataclisma incombente (Gen. 6,19). Colpisce caratteristicamente il fatto che Dio  dimostra particolare preoccupazione per la salvezza del regno animale. Nelle vite dei Santi sono riportate molti racconti circa le ottime relazioni tra Santi ed animali feroci, i quali in altre condizioni non trattengono relazioni amichevoli con l’uomo. Naturalmente questo non è dovuto dalla loro cattiva natura, ma dalla resistenza  dell’uomo verso la Grazia di Dio,  dalla sua  relazione conflittuale che ne consegue con  gli elementi e con gli esseri viventi irrazionali della natura. Viceversa conseguenza del turbamento  delle  relazioni  dei primi esseri creati verso il loro Creatore e Dio  era anche il turbamento delle relazioni loro  con l’ambiente: “il suolo sarà maledetto per causa tua : mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita; Esso ti produrrà spine e cardi e tu mangerai l’erba dei campi. Mangerai il pane col sudore del tuo volto, finché tu ritorni alla terra da cui fosti tratto” (Gen. 3,17-19). La rappacificazione  dell’uomo con Dio comporta anche la sua rappacificazione con gli elementi della natura.
E’ evidente, oltre tutto, che la buona relazione dell’uomo coll’ambiente  si sviluppa  quando parallelamente si sviluppa  una sua  buona relazione con Dio.  Colpisce  la conosciuta narrazione del Sinassario  circa l’esperienza di San Antonio il Grande, il quale all’età di novanta anni, decise, guidato dall’Angelo del Signore, di inoltrarsi dentro il deserto per cercare un altro anacoreta, il Beato Paolo il Tebano, per ricevere da lui un godimento spirituale.  Proseguendo per tre giorni alla sua ricerca, e seguendo le tracce di belve feroci, incontrò un leone, il quale si inchinò pacifico davanti a lui  e giratosi indietro, condusse Antonio il Grande alla grotta del Beato Paolo, dove lo trovò  servito dalle fiere.
Un corvo gli portava il pane quotidian.. Naturalmente il giorno della visita di Antonio il Grande  gli portò una doppia razione, preoccupandosi anche del suo visitatore.  Questi Santi avevano sviluppato una buona relazione con Dio e per questo avevano relazioni amichevoli anche con tutti gli animali della natura. La creazione  di questa buona relazione con Dio deve essere anteposta come il nostro principale pensiero e, compagno di questa prospettiva deve essere la nostra buona relazione verso il nostro ambiente animale, vegetale ed inanimato. Sotto questa prospettiva l’amore per gli animali non costituirà una sterile manifestazione sociale di  affetto  verso i nostri animali prediletti, spesso accompagnata purtroppo da una impassibilità verso l’umanità sofferente,  alla Immagine di Dio, ma sarà il risultato  della nostra buona relazione col Creatore di tutte le cose.
Ecco allora il Creatore di tutte le cose più buone e del migliore ecosistema terrestre infondere in tutti noi il comportarsi  con compassione  con tutti gli elementi della natura, con cuore misericordioso per ogni cosa, uomini, animali e piante, come anche Abbà Isacco il Siro dice, rispondendo alla domanda: “Cos’è un cuore misericordioso?”. “Un cuore misericordioso è l’ardere del cuore per tutta la creazione, per gli uomini, per gli uccelli, per gli animali  e per tutte le creature. E al loro ricordo ed alla loro contemplazione, dagli occhi scorrono lacrime. Dalla tanta ed impetuosa misericordia che opprime il cuore e dalla tanta pazienza che rimpicciolisce il suo cuore  non può sopportare, o ascoltare o vedere alcun danno o piccola tristezza, che avvenga nella creazione (Abbà Isacco il Siro, Discorso 81).
Per tale  nostra compassione verso tutto il creato, onoreremo la nostra dignità dataci da
Dio, quali promotori del Creato, interessandoci con amore paterno, per tutti i suoi elementi, i quali così ci obbediranno  percependo la nostra disposizione a fare il bene e si sottometteranno al compimento  della loro missione a favore dell’uomo e al servizio delle nostre necessità.-

1 settembre 2011