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SALUTO
DI SUA SANTITA’
K.K. BARTOLOMEO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI - NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
DURANTE LA PREGHIERA ECUMENICA
NEL DUOMO DI LECCE
(Lecce, 1 Dicembre 2016)

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Vostra Eccellenza Monsignor Domenico Umberto D’Ambrosio, Arcivescovo Metropolita di Lecce
Vostre Eminenze, Vostre Eccellenze,
Illustri Autorità,
Fratelli e Sorelle,  amati Figli nel Signore,

Gloria a Dio per ogni cosa, che oggi ancora una volta ha mosso i nostri passi dalla citta di Costantino, sulle rive del Bosforo, e dal Fanar, sede della Santa e Grande Chiesa martire di Cristo, il Patriarcato Ecumenico, per visitare questo nobile e amato paese d’Italia ed in modo particolare questa benedetta terra di Puglia, che si affaccia sul Mar Ionio e guarda verso Oriente i paesi che si affacciano sull’altra sponda dello stesso mare. E iniziamo questa graditissima visita a questa terra piena di storia e di gloriose tradizioni, di incontro e di accoglienza, rendendo grazie al Dio Tre volte Santo, durante questo momento di preghiera ecumenica in questo splendido Duomo di Lecce.

Veramente dobbiamo rendere grazie al Signore, di vivere in questi anni di rispetto, di ascolto, di condivisione e di fratellanza tra le nostre Chiese Sorelle, incamminate ormai da lunghi anni in un percorso di dialogo e di collaborazione, testimoni privilegiate nell’adempiere il comandamento del Signore: “Affinché tutti siano una sola cosa”.

Siamo giunti tra voi, per il cortese invito di Vostra Eccellenza e dei Vescovi che fanno parte della Vostra Metropolia e che abbracciamo e salutiamo con il Bacio di Pace, nonché della rinomata Università del Salento, che ci onorerà con il Suo prestigioso riconoscimento, nonché per visitare tra gli altri, anche i Comuni della Grecia Salentina, eredi di un percorso di immigrazione dei secoli scorsi, di buona integrazione, ma anche di testimonianza del perdurare di tradizioni storico-culturali e linguistiche dei paesi di provenienza.

Salutiamo con calore e affetto il pio popolo di Lecce, il Vostro clero, i monaci e le monache che con noi questa sera rendono gloria a Dio per questo momento.

E’ la prima volta che un Patriarca Ecumenico, nel corso dei Duemila anni di storia Cristiana, visita questa terra, la quale ancora in tantissimi siti religiosi e archeologici, testimonia la presenza della Chiesa d’Oriente, del monachesimo bizantino e la comune venerazione alla pléiade di Santi conosciuti e sconosciuti che qui hanno vissuto la loro ascesi personale e comunitaria. In modo particolare la venerazione alla Madre di Dio, la Theotokos, così amata e venerata dai fedeli leccesi anche in questo Duomo maestoso, è stata ed è ancor oggi segno visibile che l’unità, se si è interrotta nel corso dei secoli per tanti motivi, non solo religiosi e teologici ma, e soprattutto, storici e di politica del tempo, nella preghiera non conosce divisione.  Si, perché la preghiera unisce i cuori, non si addentra in discussioni teologiche, seppur importanti, non separa né giudica l’anima che si affida completamente a Dio. E chi si affida a Dio, e segue l’insegnamento del nostro comune Maestro, il nostro Signore Gesù Cristo, sa che non può portare l’offerta all’Altare, se non si è conciliato col proprio fratello. E le nostre Chiese, se ancora non sono unite nello spezzare il Pane e nel bere al Calice di Salvezza, certamente stanno camminando sulla via della riconciliazione, sulla via della μετάνωια, ossia della conversione e del ravvedimento. E questa via è una via piena d’amore, di rispetto, di umiltà e tante volte anche di pazienza. Certamente di pazienza, perché in questo modo insieme possiamo sentire cosa lo Spirito Santo dice alle Chiese, come possiamo purificare la memoria storica, alle volte conflittuale, e incamminarci in nuovi percorsi, fino a poco prima insperati. E così continua il Dialogo Teologico tra le nostre Chiese, e anche nell’ultimo incontro delle Commissioni Teologiche  tenutosi proprio qui in Italia a Chieti, nel settembre scorso, si è respirato un nuovo momento di grazia, col ricomprendere insieme il ruolo del Primato e della Sinodalità nella Chiesa, durante il primo Millennio della nostra storia comune.

La nostra Modestia giunge ancora in questa terra come Pellegrino, per incontrare i fratelli d’Occidente, per abbracciare i propri figli che qui vivono e danno testimonianza dell’amore cristiano, e per respirare insieme l’amicizia e il dialogo con tutti voi. Pellegrino sulla via dei Santi che hanno benedetto questa terra del Salento, da cui proviene il vescovo Marco di Calabria, che partecipo al Primo Concilio Ecumenico nella citta di Nicea nel 325, e secondo gli storici anche il vescovo Luca di Otranto giunse successivamente. Non possiamo dimenticare che i vescovi pugliesi parteciparono al Concilio di Sardica nel 342-343 e che proprio da questa città, il vescovo Venanzio di Lecce firmò la lettera di papa Virgilio al Quinto Concilio Ecumenico di Costantinopoli nel 553.  Dobbiamo essere pertanto grati al Signore per questi luminosi esempi di comunione esistenti in questa terra; ne dobbiamo dare testimonianza viva insieme ai cristiani di oggi affinché, da questi esempi, maturi sempre più la consapevolezza dell’amore cristiano per tutti, per ogni cosa, per la nostra Casa Comune, l’ambiente naturale, datoci da Dio, perché lo usassimo con parsimonia e non a nostro piacimento.  Esempi di Santi Uomini di Fede, che hanno percorso anche vie strette, alle volte faticose, ma che hanno trovato nel Cristo Risorto, la giusta ricompensa. Vie strette che anche i nostri amati padri nella Fede, il Papa di Roma Paolo VI e il Patriarca Ecumenico Atenagora, di beata memoria hanno percorso più di Cinquanta anni orsono per ritrovarsi a Gerusalemme, con l’entusiasmo di pochi prima, ma abbondando di frutti rigogliosi dopo il loro incontro. E insieme questo momento di grazia, la nostra Modestia lo ha vissuto con Papa Francesco, l’amato Fratello della Antica Roma, nell’anniversario di quell’avvenimento nella Basilica dell’Anastasis a Gerusalemme. E ogni nostro incontro, Eccellenza amata, è uno specchio dell’incontro dei nostri grandi Padri e Maestri nella Fede, a gloria del Nome di Dio, “Τις θεός μέγας ως ο Θεός ημών , συ εί ο Θεος ο ποιών θαυμάσια μόνος.” – “Qual Dio è grande come il nostro Dio; Tu sei il Dio, il solo che fa meraviglie”, recita il Salmo 76.

Figli benedetti dal Signore,

Come non ricordare in questo momento solenne di preghiera, anche il protettore di questa città, San Oronzo, che secondo una antica tradizione, conobbe il Cristianesimo da Tizio Giusto di Corinto, col quale si recò in quella citta ad incontrare San Paolo e dal quale fu inviato a Lecce come primo vescovo di questa città e martire successivamente per Cristo, unitamente a Fortunato. Esempio di fede fin al più estremo gesto di fedeltà, San Oronzo prega con noi questa sera per i tanti martiri che in questa nostra epoca nuovamente soffrono per la propria fede. Non possiamo tacere questo lacerante grido di dolore dei nostri fratelli Cristiani e di tanti altri uomini e donne che soffrono in Medio Oriente e in tante altre parti del mondo per la loro fede. Li affidiamo con cuore trepidante al Dio Buono e Misericordioso, certi del giusto premio, ma allo stesso tempo non guardiamo altrove, per non guardare con i nostri occhi, gli occhi di ogni nostro fratello e sorella che soffrono per la guerra, per il fanatismo, per la mancanza dei più elementari generei di prima necessità. Come Cristiani, Cattolici ed Ortodossi, e tutti gli altri Cristiani e ogni uomo di buona volontà alziamo la nostra voce, affinché abbia fine tutto questo supplìzio e  si percorrano vie di riconciliazione. Anche per loro preghiamo insieme questa sera.

Amati Fratelli,

dopo aver pregato ci immergiamo nella Vostra terra per gustare della Vostra conosciuta ospitalità e ve ne siamo grati. Fin da ora vogliamo ancora avervi con noi, per stare ancora un poco insieme, secondo le vie del Vangelo, ed invitarvi nella nostra Sede al Fanar, a Costantinopoli, il Centro dell’ Ortodossia, il Patriarcato Ecumenico. Così i nostri legami resteranno sempre saldi, uniti nella preghiera e nell’amore vivificante che ci proviene da Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, a Lui sia la gloria e l’onore  nei secoli.-