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OMELIA
DI SUA SANTITA’
K.K. BARTOLOMEO
ARCIVESCOVO DI COSTANTINOPOLI –
NUOVA ROMA
E PATRIARCA ECUMENICO
DURANTE L’INCONTRO CON I VESCOVI
AMICI DEL MOVIMENTO DEI FOCOLARI
PER IL CONVEGNO SUL TEMA:
“UNITA’ DEI DISCEPOLI DI CRISTO NELLA DIVERSITA’ DEI DONI
E L’UNITA’ DEL MONDO”
(Chalki, 25 Novembre 2015)

Ἱερώτατε Μητροπολῖτα Προύσης καί Ἡγούμενε τῆς Ἱερᾶς Πατριαρχικῆς καί Σταυροπηγιακῆς Μονῆς Ἁγίας Τριάδος Χάλκης, κ. Ἐλπιδοφόρε,

Vostre Eminenze, Vostre Eccellenze, Vescovi Amici del Movimento dei Focolari,

Amati Fratelli e Sorelle in Cristo,


E’ con grande gioia che accogliamo tutti Voi oggi, carissimi Fratelli, in questo storico Monastero della Santa Trinità, sede della antica e celebre Scuola Teologica di Chalki, per l’incontro dei Vescovi, amici del Movimento dei Focolari. Ed è un particolare onore per il Patriarcato Ecumenico ospitare un Convegno, il cui tema riveste un interesse specifico, soprattutto per il proseguo dei Dialoghi Teologici, in corso tra le nostre Chiese.

E’ vivo ancora in noi l’incontro tenutosi il mese scorso a Loppiano in Toscana, dove abbiamo avuto modo di sperimentare il grande onore di incontrare gli Amici, -amici nel senso offertoci dal nostro Salvatore, “vi chiamo amici” (Gv. 15,5), perché “nessuno ha amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. (Gv. 15,13), - e di pregare come fratelli, di dialogare assieme, di amarci l’un l’altro. E proprio attraverso questo sincero amore, attraverso questi incontri senza “se” e senza “ma”, possiamo incontrarci nella diversità dei doni.

Durante il nostro intervento all’Istituto Universitario Sophia, abbiamo voluto sottolineare con forza il tema della Unità nella Diversità, prendendo a fondamento di questa affermazione gli Atti del Quarto Concilio Ecumenico, tenutosi nel 451 a Calcedonia, in queste terre, sulla costa asiatica di fronte a Costantinopoli, non molto lontano da dove ci troviamo noi oggi. E il fondamento teologico-dogmatico sulla Divino-Umanità del Signore nostro Gesù Cristo, lo abbiamo posto a fondamento della nostra unità nella diversità, quasi una introduzione al tema di questo incontro, che riflette sull’Unità dei Discepoli di Cristo nella diversità dei doni, e del loro rapporto con l’unità del mondo.

Ancora una volta un tema scelto con molto discernimento per l’importanza che esso riveste anche nella attuale situazione mondiale, ma soprattutto importante per gli spunti che esso potrà offrire nel contribuire a trovare soluzioni e vie di dialogo con ogni uomo di buona volontà, al fine di isolare azioni orribili, come quelle che abbiamo visto a Beirut o a Parigi in questi giorni, o quotidianamente in Medio Oriente, e in troppe altre aree del mondo.

Desideriamo pertanto, dandoVi il caloroso benvenuto, proporre alcuni brevi pensieri per introdurre il tema, senza dimenticare che parliamo a Vescovi, - i quali vivono il carisma dell’unità come dono dello Spirito Santo, che così tanto ha occupato la vita della nostra amata Chiara Lubich, di beata memoria, e che il Movimento coltiva oggi in tante parti del mondo, tra chiese e religioni diverse, - dono del ministero dell’episcopato, che attraverso lo Spirito Santo, abbiamo ricevuto dalla Chiesa, per la Chiesa e nella Chiesa.

La Chiesa di Cristo fin dall’epoca apostolica,  nella Chiesa Nascente, ha avuto il Cristo come pietra angolare, suo Fondatore, suo Maestro e suo Capo. Come Corpo di Cristo, “la Chiesa è la continuazione della Pentecoste sulla terra, è la immagine della Trinità, la continuazione della Chiesa delle Tre Persone Divine” (P.Evdokimov – L’Ortodossia). Visibile e invisibile si uniscono in essa, escludono qualsiasi separazione in un legame teandrico, per dire col Credo di Nicea: “Io credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica”. Conosco la istituzione visibile, ma credo quella invisibile.

L’unità pertanto dei suoi discepoli, viene oggettivamente compresa nella Chiesa, lì dove “si opera il ministero apostolico della incorporazione, dove il vescovo, con il suo potere apostolico, celebra la Eucarestia, attesta la sua autenticità e integra in lei, gli uomini, radunati nella sinassi liturgica, in Corpo di Cristo”. (op.cit.)

In tale unità non si trova alcuna distinzione del sacerdozio universale dei credenti, vero Βασίλειον ἱεράτευμα sacerdozio regale.Il Nuovo Testamento infatti adopera i termini di episkopos e presbiteros per designare il ministero particolare e conserva il termine hiereus - ἱερεύςper il sacerdozio universale dei fedeli. Questa dignità fa affermare a San Ambrogio di Milano: “Noi siamo tutti sacerdoti secondo giustizia, noi che siamo consacrati attraverso l’unzione di gioia per il regno e per il sacerdozio” (PL XV, 1645 CD), e San Ireneo di Lione afferma che “Tutti i giusti hanno l’ordine sacerdotale” (Adversus haereses IV,8,3). Non è più il sacerdozio dei Leviti, ma “una consacrazione trinitaria che si estende a tutto il popolo, alla Chiesa intera, al Nuovo Israele, non più secondo la razza o la nascita, ma secondo il Battesimo e la Fede” (S. Charalampidis).

E’ questa comunità fedele riunita attorno al vescovo, che secondo San Giovanni Crisostomo offre sacrifici spirituali: “Ancora ti offriamo questo servizio razionale e incruento; e Ti invochiamo, Ti preghiamo e Ti supplichiamo. Manda il tuo Spirito Santo su di noi e sui doni qui presenti.” (Divina Liturgia del Crisostomo)
In ciò si opera veramente una  eucaristica dove tutti si integrano in Cristo. San Paolo ci ricorda che: “Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.” (1 Cor. 10,17)

In questa unità dei Discepoli del Signore, Corpo di Cristo, cogliamo la diversità dei doni: “Vi sono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore” (1 Cor. 12,4-5). La diversità dei doni pertanto non è mai fine a se stessa, ma rimane dono dello Spirito Santo che soffia dove vuole e si ricapitola tutto in Dio. La diversità quindi non è disgiunta dalla unità come la unità dei Discepoli, nella loro diversità, non è disgiunta dalla loro unità sacerdotale nella Sinassi Eucaristica. Diviene così evidente che le diverse sfaccettature del ministero ecclesiale si fondono sulla Eucarestia, poiché essa solo può determinare la qualità sacerdotale.

Tutti i carismi ed i doni hanno valore perché vengono dallo Spirito Santo, vi è uno slancio dei diversi carismi nei credenti, ma all’interno di questa tensione ci deve essere la coesione della comunità.

Il vescovo pertanto diviene il diacono per eccellenza di questa comunità, di tale coesione. Egli offre l’Eucarestia per tutta e con tutta la comunità, mai da solo in modo individuale; la offre in nome di tutta la comunità e mai in proprio nome. “Egli così è innanzitutto testimone della Cena, colui che come typos del Signore la presiede ed è garante della sua autenticità. Manifesta così il grande amore dell’unico Capo, Cristo, unico gran sacerdote della Nuova Alleanza”. (S. Charalampidis).

“Il Signore ha istituito i diaconi per servire alla celebrazione dei sacramenti, i presbiteri per compierli ed i vescovi per trasmettere agli altri, attraverso la imposizione delle mani, il dono di dispensare i sacramenti e di officiare” (Filarete di Mosca).  San Ignazio infatti percepisce chiaramente questa funzione in cui l’unità dei doni si ricapitola nell’unità del popolo di Dio: “Una sola coppa, un solo altare, un solo vescovo”. E proprio a proposito di questo rapporto tra unità e diversità, tra moltitudine dei doni e unità dei discepoli, che San Cipriano di Cartagine scrive: “La Chiesa è il popolo unito al vescovo, ovvero il gregge che si stringe attorno al pastore”.

L’episcopato pertanto ha un ruolo unificante in tutti gli ambiti della vita ecclesiale, ne armonizza i doni, assicurando al principio del sacerdozio universale un funzionamento collegiale. Egli ha “la precedenza nell’amore, il carisma della tenerezza e della carità senza limite.” (P. Evdokimov)

In questa armonia di pluralità di ricchezze e di unità, San Ignazio di Antiochia afferma: “là dove appare il vescovo, là deve essere il popolo, allo stesso modo che là dove è Gesù Cristo, vi è la Chiesa cattolica” (Agli Smirnei 8,2)

Fratelli amati nel Signore,

Come possiamo giungere ad armonizzare le diversità dei carismi delle nostre Chiese oggi, con la unità dei discepoli di Cristo ed essere “typos” per l’unità del mondo?

La specificità della molteplicità dei doni – diversità -, oggi ancora non si ricapitola nella unità voluta dal Signore. Troppe volte le diversità appaiono come elemento fondante e non come carisma e questo lo assaporiamo ogni giorno di fronte alle difficoltà, in cui il genere umano vive questo come esclusività e conflittualità. La ricchezza delle diversità non sono intese come una χάρις – una grazia, dono del Signore da offrire e ricevere in cambio, ma come metodi e modalità di contrapposizione.

Come cristiani dobbiamo recuperare velocemente il senso dell’unità come ricapitolazione dei doni e dei carismi, dei diversi ministeri ricevuti dallo Spirito Santo, riconoscendoci nella Verità che è sempre UNA – la Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica, ed UNICA – un solo Pane ed un solo Calice.

Nella Chiesa Antica la Verità era fondata sulla unicità del Corpo di Cristo, mentre la diversità dei doni era espressa da una molteplicità di Anafore Eucaristiche, espressioni della capacità intrinseca ed ontologica di ogni popolo di manifestare l’Annuncio attraverso la propria cultura, lingua e sensibilità.

I Dialoghi teologici e i Dialoghi dell’Amore devono riportare al Centro dell’Unità dei discepoli del Signore la Unica Verità, che i cristiani di oggi e di domani dovranno ancora una volta annunciare al mondo “perché creda”. La ”metodologia di questo annuncio” sarà la capacità di omogeneizzare i diversi doni e carismi, come espressioni della ricchezza e della pluralità di ogni Chiesa, rispetto alla Verità.

Il mondo così, solo attraverso un dialogo rispettoso, reciproco, libero da ogni tipo di condizionamento ideologico, politico ed economico potrà essere permeato dalla azione che dovrà avvenire tra i credenti. L’unità del mondo, il rispetto del Creato di Dio, dono del suo amore, sarà dato dalla capacità di accogliere la esperienza altrui come ricchezza per tutti, come un cammino di unità, di rispetto e di reciprocità.

Se come cristiani saremo capaci per primi di trasfigurarci in Lui, allora saremo veramente il “sale del mondo” ed il mondo comincerà a vivere una profonda metamorfosi, foriera di speranza per il domani.

Vi auguriamo una buona permanenza ed un buon lavoro.